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A cosa porterebbe il tetto al prezzo del gas

La scena politica europea è ormai da mesi dominata dall’argomento energia.

A seguito dello scoppio della guerra russo-ucraina, i paesi europei hanno dovuto mettersi in moto per cercare di contrastare i danni economici dovuti alla crisi energetica provocata dall'impennata dei costi e al minor afflusso di gas russo.

Tra le varie opzioni sul tavolo dei ministri, la proposta portata avanti dalla maggioranza è stata quella di un price cap sul gas. Questa soluzione potrebbe risollevare le sorti europee, ma non sarà una strada semplice.

Ma cosa significa esattamente price cap? Come funziona e quali rischi comporta?

In questo articolo Otovo troverai risposta a tutte le domande, per avere una visione ancora più chiara di cosa ci attenderà nei prossimi mesi e scoprire perché passare alle energie rinnovabili potrebbe essere una soluzione vincente.

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Iniziamo!


Price cap: che cos'è

Price cap è un termine che indica l’azione di imporre un limite massimo al prezzo del gas oltre il quale questo non verrebbe più acquistato dai paesi che lo adottano.

In questo caso si tratterebbe di imporre un price cap principalmente al gas russo, in modo da limitare i guadagni di Putin con i quali, presumibilmente, viene finanziata la guerra in Ucraina.

Nello specifico, le cifre di questo tetto corrispondono a 80-90 euro/MWh.

Riducendo i ricavi della Russia si favorirebbe un approvvigionamento più economico di gas, spingendo i fornitori che lo comprano all'ingrosso a rivenderlo a prezzi più bassi.

Il risultato finale sarebbero bollette alleggerite per le famiglie e soprattutto per le imprese.

L’imposizione di un tetto al prezzo del gas è una proposta risalente già a marzo 2022, ma da allora molti tra gli stati europei se ne sono tenuti fuori, non dimostrando il loro consenso.

Questo perché in primavera gli stoccaggi erano ancora vuoti, e non c’erano piattaforme per acquisti comuni o riduzioni coordinate dei consumi.

Per questo motivo, oggi, data una situazione mondiale che non mostra segni di miglioramento, la Commissione Europa ha elaborato una nuova proposta.


Il price cap dinamico

Questa nuova proposta è l’introduzione di un price cap dinamico, che si discosta dalle iniziali proposte in quanto prevede l’introduzione di un “corridoio” entro il quale il prezzo può oscillare con una valore centrale dato da un indice per il prezzo del gas.

Questo sistema permette di determinare un range con un prezzo minimo e uno massimo entro cui è possibile commercializzare.

Questa proposta, accolta positivamente dalla maggioranza dei membri, sembra essere vincente e dovrebbe garantire il funzionamento e la sopravvivenza di tutti i fornitori del mercato.

Ma esistono anche alcuni rischi, di natura principalmente geo-politica.

Mosca infatti da giorni sta minacciando un blocco totale dell’esportazione di gas naturale in Europa, che secondo recenti stime ad oggi potrebbe essere diventato il 10% del totale consumato. L'introduzione di un price cap temporaneo porterebbe infatti a una violazione degli attuali contratti, che implicherebbe la completa cessazione delle forniture.


Il price cap può funzionare davvero?

Nonostante riscontri la maggioranza dei consensi, l'introduzione di un price cap dinamico presenta ancora dei dissensi.

Tra questi, il principale arriva dalla Germania, dipendente più di ogni altra Nazione dall’approvvigionamento russo.

Interrompere definitivamente le forniture metterebbe infatti ancora più a rischio il paese, che si trova già in forte difficoltà nel soddisfare il fabbisogno energetico della sua popolazione.

Ma oltre alle opposizioni di singoli paesi vi sono, obiettivamente, dei punti controversi che andrebbero analizzati e risolti.

Il primo riguarda la questione verso chi sarà attuato il price cap.

L’obiettivo principale è quello di colpire la Russia, ma da quando Mosca ha tagliato i flussi verso l’Europa la dipendenza europea è scesa dal 40% al 9%.

Ma se il tetto venisse applicato anche a tutti gli altri fornitori (come gli Stati Uniti, l’Algeria, l’Egitto e il Qatar), questi paesi troverebbero conveniente esportare altrove, creando in questo modo una profonda crisi dell’offerta.

Infine, un altro grande interrogativo è quello relativo al controllo sui ricarichi che i singoli operatori poi farebbero sui clienti a cui fanno arrivare il gas naturale.

La Commissione Europea dovrebbe infatti accertarsi che non vi siano speculazioni, e che ciò che le famiglie e le imprese andranno a pagare nelle bollette non sia sproporzionato in rapporto al prezzo di riferimento.

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Le rinnovabili come soluzione

Tra le mille domande e dubbi che l’istituzione di un price cap porta con sé, uno degli imperativi che la Commissione Europea ha tenuto nuovamente a sottolineare è la necessità di accelerare il passaggio verso le energie rinnovabili.

Investire subito e in modo massiccio in fonti di energia sicure e pulite potrebbe infatti ridurre sensibilmente la dipendenza energetica, abbassando i costi e esponendoci a meno rischi.

Le energie rinnovabili rappresentano infatti l’unica vera soluzione in grado di garantire sicurezza energetica, pace, minori impatti ambientali e risollevare così le sorti di un’Europa indebolita.

Il passo verso la transizione energetica è un’occasione unica e concreta per migliorare il mondo in cui viviamo, e nella speranza che la questione possa presto finire sul tavolo delle trattative europee, noi di Otovo sappiamo che ognuno ha la possibilità di iniziare subito la sua rivoluzione.

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Domande frequenti

Cosa è il price cap sul gas?

Il price cap, o tetto del gas, è uno strumento che garantisce un rallentamento agli aumenti dei prezzi di energia e gas, almeno temporaneo, utile ai cittadini europei per affrontare i mesi che ci attendono.

Come si decide il prezzo del gas?

Guardando al nostro paese e all’intera Europa, il prezzo del gas viene stabilito in base alle quotazione del mercato TTF, ossia una piattaforma virtuale della borsa di Amsterdam in cui si vendono e acquistano gas e future sul gas.

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